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Leonaspis
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mwbamwbqLeonaspis (mwbgRichter & Richter, 1917)cite-ref-1[1] è un genere di mwcwartropodi estinto appartenente al gruppo dei mwdatrilobiti e vissuto dall'mwdqOrdoviciano al mwdgDevoniano Superiore (Famenniano).

Contents

Note

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Descrizione

mwegLeonaspis è un tipico odontopleuride, caratterizzato da una marcata spinosità dell'esoscheletro. È una forma di piccole dimensioni (da circa 1 cm a pochi centimetri nell'adulto), decisamente micropigiacite-ref-2[2], con pigidio ridotto, composto da 2-3 segmenti mwfwmetamerici saldati e dotato di almeno due spine allungate posteriormente e vari denticoli. Thorax composto da una decina circa di segmenti toracici, con tergiti privi di fulcro e spine pleurali molto sviluppate, decisamente ricurve all'indietro.

Il cephalon è ben sviluppato, con forma da semicircolare a sub-trapeziondale e spine genali molto allungate e tipicamente sottili, estese da circa metà del corpo fino a ben oltre il pigidio (a seconda delle specie); glabella cilindrica ben rilevata, estesa quasi fino al margine anteriore del cephalon, con area pre-glabellare molto ridotta. Anello occipitale presente, ben sviluppato. Suture facciali opistoparie. Lobi oculari arrotondati fino ad ellissoidali, ben sviluppati e tendenzialmente rilevati, con occhi di tipo olocroico. Margine anteriore del cephalon caratterizzato da denticoli più o meno sviluppati. Cuticola caratterizzata da tubercoli.

Distribuzione

Leonaspis compare nell'Ordoviciano, e nel Devoniano (con i generi affini), raggiunge la massima diffusione per scomparire nella grande estinzione di massa del Devoniano Superiore (tra Frasniano e Famenniano). Si tratta di forme cosmopolite, con diffusione a scala mondiale, rinvenute dalle Americhe (mwgwStati Uniti, mwhaCanada, mwhqArgentina), all'mwhgEuropa centro-occidentale (mwhwSpagna, mwiaInghilterra) e orientale (mwiqRepubblica Ceca, mwigPolonia, mwiwUcraina, mwjaEstonia, mwjqRussia), mwjgNordafrica (mwjwMarocco)fino alla mwkaCina e all'mwkqAustralia.

Habitat

Come la maggior parte degli odontopleuridi, si trattava di una forma epibionte molto mobile, probabilmente in parte mwmwnectonica. Le spine molto sviluppate avevano verosimilmente una funzione difensiva, ma è largamente accettato dagli studiosi che potessero favorire il nuoto dell'animale, aumentando la superficie portante dell'esoscheletro senza incrementarne significativamente il peso (essendo cave). In questo senso, le spine potrebbero anche aver migliorato la stabilità dell'organismo, impedendone lo sprofondamento nel sedimento su fondali poco consolidati.

Da studi di tipo biometrico sulla morfologia dell'esoscheletro e sulle articolazioni del cephaloncite-ref-3[3], questa e altre forme analoghe potevano assumere due posture alternative, corrispondenti a diversi tipi di attività:

• cephalon sollevato: postura in cui l'animale giaceva appoggiato alle lunghe spine genali e pleurali, con thorax e pigidio reclinati posteriormente; si tratta verosimilmente di una postura “stazionamento” sul fondale; l'esemplare riportato sopra offre un buon esempio di questo tipo di postura (in questo caso assunta dall'animale per facilitare la fuoriuscita dal vecchio esoscheletro durante la muta)
• cephalon inclinato in avanti, appoggiato ai denticoli del margine anteriore, e corpo orizzontale: questa postura sembra maggiormente attiva, adatta ad un'attività di deambulazione in cerca di cibo, come una sorta di “brucamento” da detritivorocite-ref-4[4] o da microfagocite-ref-5[5].

Note

cite-note-11. mwsgmwswmwtaGBIF, su mwtqgbif.org.
cite-note-22. Per la terminologia descrittiva vedere la voce mwuqTrilobita
cite-note-33. Clarkson (1969)
cite-note-44. Si dice detritivoro un organismo che si nutre di particelle di detrito organico frammiste al sedimento
cite-note-55. Si dice microfago un organismo che si nutre di microrganismi come mwwwprotozoi o mwxaalghe unicellulari

Bibliografia

• mwyaClarkson, E.N.K., A functional study of the Silurian trilobite Leonaspis deflexa (Lake), in Lethaia, 1969 ; 2: 329-344.
• mwygClarkson E.N.K., cap. 11 - Arthropods; 11.3 - Trilobita, pp. 351-388, in Invertebrate Palaeontology and Evolution, Malden (USA), Oxford (UK), Carlton (Australia), Blackwell, 1998, ISBN 978-0-632-05238-7.

Altri progetti

Altri progetti

• Wikimedia Commons

• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Leonaspis

Collegamenti esterni

• citerefcatalogue-of-life(EN) Leonaspis, su Catalogue of Life.
• citereffossilworks-org(EN) Leonaspis, su Fossilworks.org.
• citerefgbif(EN) Leonaspis, su gbif.org, Global Biodiversity Information Facility.